Scandinavian TV-Shows to binge-watch

 🇮🇹

I honestly think that watching tv-shows helps you in the process of learning a new language. That is why I came up with this idea of a list of Scandinavian tv-shows, sorted out by country and genre, in order to finally hear the actors speak the language you always wanted to learn. But hold on, I’m going to update this article very often and add tv-shows from Finland, Iceland and possibly even Fær Øer. Without further ado, let’s jump into it!

Scandinavian tv-shows

From Sweden with love and kanelbullars

Thrillers:
  • Kalifat (Caliphate, 2020): available on Netflix, it is a thriller-drama made up of 8 episodes, it builds up to a terrorist attack in Sweden.
  • Störst av allt (Quicksand, 2019): available on Netflix, it is a crime drama based on the novel Störst av allt by Malin Persson Giolito. 1 seasons, 6 episodes, you will binge watch it and won’t regret it. The story is about Maja, a young girl arrested right after a school shooting in Djursholm, on of the richest neighborhoods in Stockholm.
  • Bron/Broen (The Bridge, 2011–2018): set between Malmö and Copenhagen, you will listen the characters speaking Swedish or Danish. Good luck playing ping-pong with languages!
  • Jordskott (2015–): and last but not least, Jordskott (literally earthquake). So ironic that I’m writing this blogpost right after a earthquake here in Rome. You can watch Jordskott on SVT.
Comedy and Drama:
  • Bonusfamiljen (Bonus Family, 2017–): a drama set in Stockholm. As the title suggests, it is about Lisa and Patrick, who recently divorced from their ex-spouses and therefore end up with a bonus-family. You can find it on SVT with Swedish subtitles, so if you want to test your Swedish, that’s the right tv-show for you.
  • Welcome to Sweden (2014): In this comedy, you can see an American guy moving to Sweden. That’s why you can follow the show in English and (very basic) Swedish. I think it is a nice way to get to know Swedish culture from a stereotypical and fun point of view. You can easily find it on YouTube.
  • Äkta människor (Real Humans, 2012–2014): this science fiction show is impossible to find and watch legally. I tried everywhere, but with no luck. But I believe in you, I bet you can find it *wink wink*.

From Denmark with love and hygge:

Drama:
  • The Rain (2019): an amazing post-apocalyptic show produced by Netflix. The third and final season is coming very soon, it will be released in May 2020. It is about a strange virus inside the rain that wipes out 99% of humans, survivors are few. Kind of ironic to write this in the middle of a pandemic… but anyway, although it is set mainly around Copenhagen and the actors speak mainly Danish, you will hear Swedish too.
Comedy:
  • Rita (2017): this Netflix comedy-drama is what you need if you want to avoid all the blood spilled in the other series I’ve mentioned so far. The fifth season should air in 2020, no date was confirmed yet. The show is so popular that it was even remade in the US, the Netherlands and France.

From Norway with love and pølse:

  • Ragnarok (2020): although I didn’t like the modern representation of Scandinavian folklore and paganism, I think you will like Ragnarok for the beautiful sceneries of Vestlandet. It aired on Netflix a few months ago and I think it is useful if you want to learn Norwegian (even though they don’t speak in western dialect, despite being set in the West) and watch something that doesn’t last many seasons, although it was recently renewed for a second season. I must warn you, it seems that Norwegians hated it so much that they compared it to a “Danish series” (“Norskspråklig Netflix-drama som egentlig er dansk. Og en kalkun.”). Oh, the rivalry.
  • Skam (2015-2017): probably the most famous Norwegian TV-show of all times and the most popular among teenagers. I still love it even though I’m not a teenager anymore (what a pain to write this sentence…). If you loved Skins, then you can’t miss Skam. I would define it the smartphone version of Skins, at this point. It was so successful that there are something like seven international remakes.
Scandinavian tv-shows

I guess you have a few Scandinavian tv-shows to binge watch during quarantine now. Which one would you like to see first?

If you’re looking for some inspiring books, then you might want to check this out. Do you want to know more about the history of Scandinavian languages? Then this is the article for you.

If you liked this blogpost, make sure to share it with your friends and binge watch these Scandinavian tv-shows with them. You can watch them on Netflix Party too, which allows you to stream any tv-show or movie simultaneously. Hejdå!

Le migliori serie tv scandinave

🇬🇧

Uno dei metodi migliori per imparare una nuova lingua è quello di vedere serie tv o film in lingua originale. Per questo motivo ho deciso di fare una lista (in costante aggiornamento) delle migliori serie tv scandinave, divise per genere e lingua. Mai stato così facile scegliere una serie tv da guardare, no? Spero di poter aggiungere anche serie tv prodotte in Finlandia/Islanda e (si spera) isole Faroe, quindi se avete suggerimenti, fatemi sapere!

serie tv scandinave

Dalla Svezia con amore (e kanelbullar)

Thriller:
  • Kalifat (Califfato, 2020): disponibile su Netflix, Califfato ha (al momento) 8 episodi e parla di un attacco terroristico programmato dall’ISIS in Svezia. Al momento ho visto solo le prime due puntate, scorre un po’ lentamente ma di sicuro è una di quelle serie da non perdere.
  • Quicksand (Störst av allt, 2019): anche questo disponibile su Netflix, Quicksand si basa sul romanzo Störst av allt di Malin Persson Giolito. Da guardare tutta d’un fiato, sono solo sei episodi. Trama: Maja Norberg, studentessa di un liceo di Djursholm, viene arrestata in seguito a una sparatoria avvenuta a scuola. Penso che Quicksand sia tra le mie serie preferite del 2019, senza dubbio.
  • Bron/Broen (The Bridge, 2011–2018): ambientata tra Malmö e Copenhagen, è ottima per allenarsi sia con lo svedese che con il danese. Buona fortuna con il ping pong tra le due lingue! La serie è tra le più acclamate del made in Scandinavia ed è stato fatto anche un remake americano (altamente sconsigliato, ahimè).
  • Jordskott (2015–): Purtroppo non riesco a trovare questa serie in italiano, ma se avete già un buon livello di svedese, allora potete tranquillamente vederla su SVT.
Commedie/Drama:
  • Bonusfamiljen (Bonus Family, 2017–): Disponibile solo su SVT, Bonusfamiljen è ambientata a Stoccolma. Trama: i due personaggi principali, Lisa e Patrick, hanno appena divorziato dai rispettivi partner e adesso stanno insieme. Peccato che la serie non sia disponibile in italiano, ma penso sia ottima per esercitarsi con lo svedese.
  • Welcome to Sweden (2014): Purtroppo inedita in Italia, questa sitcom è davvero un gioiellino per chi vuole farsi due risate e conoscere un po’ la cultura svedese in chiave ironica. La serie è principalmente in inglese, ma non mancano anche i dialoghi in svedese, semplici da capire anche per chi non ha ancora raggiunto un livello alto di comprensione della lingua. Al momento è disponibile su YouTube.
  • Äkta människor (Real Humans, 2012–2014): la serie non è disponibile sui canali on demand ma basta fare qualche ricerca su internet per trovarlo, if you know what I mean.

Danimarca:

Drama:
  • The Rain (2019): si tratta della prima produzione danese di Netflix ed è una serie di genere post-apocalittico, come potevo non innamorarmene dopo le prime due puntate? La terza (e purtroppo ultima) stagione uscirà il 30 maggio 2020. Trama: uno strano virus contenuto nella pioggia stermina gran parte della popolazione umana, rimangono solo pochi sopravvissuti. Certo, è sicuramente ironico scrivere la trama di questa serie proprio nel bel mezzo di una pandemia… In ogni caso, anche se la serie è recitata principalmente in danese, non mancano dialoghi in svedese.
Comedy:
  • Rita (2017): anche questa serie è stata prodotta da Netflix ed è un ottima occasione per staccare la spina dalla violenza e dal crimine che generalmente caratterizzano le serie TV scandinave più famose. La quinta stagione dovrebbe uscire proprio nel 2020, anche se ancora non è stata definita una data precisa. Rita ha avuto un successo tale da aver guadagnato ben tre remake (USA, Paesi Bassi, Francia).

Dalla Norvegia con amore e pølse:

  • Ragnarok (2020): premetto che non mi è piaciuta la rappresentazione in chiave moderna del folklore e paganesimo scandinavo, ma scorre bene, i paesaggi del Vestlandet sono davvero meravigliosi e soprattutto è un buon modo per ascoltare il norvegese. Certo, la discrepanza è che gli attori non parlano nel dialetto del vestlandet/nynorsk, ma questo forse la rende di più facile comprensione. Vi avverto però, i norvegesi l’hanno odiata talmente tanto da averla paragonata a una “serie danese” (“Norskspråklig Netflix-drama som egentlig er dansk. Og en kalkun.”). Oh, rivalità storica. In ogni caso, nonostante tutto, credo valga la pena buttare qualche ora per vederla.
  • Skam (2015-2017): ed eccoci finalmente con la serie TV norvegese più popolare di tutti i tempi, soprattutto tra la Gen Z. Anche se ormai non sono più un adolescente (mi fa male scrivere questo dato che sono più vicina ai 30 che ai 20…), ho amato questa serie. Un po’ mi ricorda Skins, quindi non potevo perdermi Skam. Anzi azzarderei definirla Skins con gli smartphones. Per farvi rendere conto dell’immenso successo di questa serie, basta pensare che esistono – al momento – ben sette remake internazionali, tra cui uno italiano (a quanto pare acclamatissimo).
serie tv scandinave

Bene, adesso avete a disposizione le migliori serie tv scandinave da guardare tutte d’un fiato. Quale vorreste guardare per prima?

Se vi piace leggere, vi consiglio anche questo articolo oppure se siete curiosi di conoscere la storia delle lingue nordiche (in breve), allora cliccate qui.

Se vi è piaciuto l’articolo, condividetelo con i vostri amici e fatemi sapere quali sono secondo voi le migliori serie tv scandinave del momento. Hejdå!

Ma tu parli… scandinavo?

🇬🇧

Perché norvegese, svedese e danese sono lingue così simili? Qual è la storia delle lingue scandinave? Il finlandese e l’islandese sono lingue nordiche? Cercherò di dare una risposta a queste e altre domande sulle meravigliose lingue del profondo nord.

Mettendo a confronto lo stesso testo in svedese, norvegese e danese, subito noterete che sono molto simili. Questa somiglianza non è dovuta soltanto alla loro vicinanza geografica, ma è dovuta a una storia un attimino più complicata e intrecciata a livello politico e sociale.

The Big Branch Theory

Cominciamo con la storia semplificata delle lingue scandinave. Le lingue scandinave sono lingue del ceppo germanico. Le lingue germaniche possono essere raggruppate in tre macro-gruppi: abbiamo germanico occidentale, germanico orientale e germanico settentrionale. Il ramo germanico orientale è ormai estinto e comprendeva il burgundi, il vandalico e il gotico – il quale è l’unico di cui ci rimane testimonianza scritta (la traduzione della Bibbia del vescovo Wulfila). Di questi ultimi due non rimangono testimonianze scritte. Le lingue germaniche e i dialetti che vengono parlati oggi derivano tutti o dal ramo settentrionale o da quello occidentale.

Facendo un’ipersemplificazione, le lingue germaniche occidentali si sono divise in più ramificazioni ed è qui che collochiamo inglese, tedesco, olandese, afrikaans e yiddish.

Danese, norvegese, svedese, faroese e islandese sono tutte lingue derivanti dal germanico settentrionale.

Ma c’è di più.

Infatti il germanico settentrionale si divide, a sua volta, in orientale e occidentale. Nel ramo orientale abbiamo svedese, danese e gutnico, mentre nel ramo occidentale abbiamo islandese, norvegese e faroese.

I dialetti occidentali però derivano tutti dal norvegese medievale grazie ai *rullo di tamburi* i VICHINGHI! Non quelli della serie TV, ma i quelli che in realtà non indossavano gli elmi con le corna. Diciamo che i vichinghi non se ne andavano in giro solo a saccheggiare villaggi e compiere razzie, ma hanno aiutato nell’esportazione della loro lingua. Questo “export” è di due tipi:

  • – Da un lato abbiamo la colonizzazione di territori inabitati come le isole Faroe, l’Islanda e la Groenlandia.
  • – Dall’altro lato possiamo dire che i vichinghi si sono integrati con il substrato preesistente. Anche linguisticamente. Un esempio è dato dall’assimilazione con il sostrato celtico nelle isole britanniche.

Quindi la lingua parlata dai vichinghi ha raggiunto l’Islanda e le isole Faroe ed è rimasta più pura rispetto al norvegese, svedese e danese. Questo si nota in particolare dall’uso, ancora oggi, di due lettere derivanti dalle rune – Þ/þ e Ð/ð. Questo è dovuto alla lontananza geografica di questi posti che li ha mantenuti più lontani da altre influenze linguistiche, cosa che invece non è accaduta troppo per il norvegese, il quale invece si è avvicinato al “ramo orientale” (di cui fanno parte svedese e danese) a causa della dominazione danese (come vedremo tra pochissimo).

E il Groenlandese?

Eh già, i nostri simpatici vichinghi arrivarono anche in Groenlandia e addirittura in Nord America secondo alcune descrizioni geografiche contenute in alcune saghe. I nostri amici esportarono ancora una volta la loro lingue ed è così che si ipotizza l’esistenza del norreno groenlandese, di cui ci rimangono esigue iscrizioni runiche. E la storia finisce così, desolata come la Groenlandia ai tempi di Erik il rosso. L’attuale groenlandese non è una lingua nordica, ma appartiene al ceppo eschimo-aleutino, non imparentano con le lingue germaniche nemmeno per sbaglio.

Ma invece il finlandese?

Il finlandese in tutto ciò non c’è perché non è una lingua nordica, nonostante la Finlandia sia vicina alla Scandinavia culturalmente e geograficamente. Purtroppo se si definisce il finlandese una lingua scandinava o nordica, rischiamo di far piangere gli appassionati di linguistica storica. E di farli nascondere in un angolino. Cosa che mi accade spesso…

Linguisticamente parlando, il finlandese è una lingua unica. Appartiene al ceppo ugrofinnico, tra cui vediamo ungherese ed estone, ma se mettiamo a confronto queste tre lingue, ci renderemo conto che non hanno niente in comune. Soprattutto con l’ungherese.

Devo ammettere che ho provato a imparare il finlandese diverse volte, ma purtroppo non ho mai continuato. Il finlandese è una di quelle lingue che ti traumatizzano già per il solo fatto di essere lingue agglutinanti. Come se non bastasse, il finlandese declina TUTTO (nomi, aggettivi, verbi etc) in base a 15 casi. QUINDICI. Quindi no grazie, meglio evitare traumi non necessari.

Quanti norvegesi esistono?

Il norvegese è una lingua meravigliosa, si sa, ma la Norvegia è stata sotto l’influenza sia della Danimarca che della Svezia per diversi secoli (anche se l’influenza della Danimarca è stata decisamente più forte rispetto a quella della Svezia): il norvegese è probabilmente tra le lingue nordiche più interessanti e si merita un articolo tutto suo, anche perché c’è molto da spiegare a riguardo. Qui mi limiterò a dire che esistono due forme ufficiali scritte del norvegese: il bokmål (letteralmente lingua del libro) and nynorsk (lett. neo-norvegese).

Il modo migliore per imparare una lingua è viaggiare nel paese dove la si parla. Quindi perché non trarre ispirazione da alcuni degli articoli sulla Norvegia, ad esempio?

Non dimenticatevi di condividere questo articolo sulla (brevissima) storia delle lingue scandinave se vi è piaciuto! 🙂

Do you speak… Scandinavian?

 🇮🇹

Why do Norwegian, Swedish, and Danish look similar? What is the history of Scandinavian languages? Are Finnish and Icelandic also Nordic languages? I will try to answer the most frequent asked questions about these wonderful languages.

If you compare the same text in Danish, Norwegian, and Swedish, you will immediately notice that they look so similar. It’s not only the geographical proximity that makes the three languages so close, but it’s a more complicated and long story that has to do with politics and social exchanges. I will try to be as concise as possible here.

The Big Branch Theory

Sorry for the pun, I had to say it. Let’s start with an extremely simplified history of Scandinavian languages.
Germanic languages can be grouped into three big branches: West, East, and North. The East-Germanic branch went extinct. Of this branch, Gothic is the most famous East-Germanic language and the only one of which we have written proof, that is Wulfila’s translation of the Bible. The other main two East-Germanic languages, Burgundian and Vandalic, don’t have any attested text. The Germanic languages and dialects that we speak today derive from West and North Germanic.

West-Germanic languages later split up into more branches and that’s where contemporary English, German, Dutch, Afrikaans, and Yiddish come from. Danish, Norwegian, Swedish, Faroese, and Icelandic are all North-Germanic languages.

Let’s go North

North-Germanic languages split into West-Nordic and East-Nordic. East-Nordic languages include modern Swedish, Danish, and Gutnish (or Gutlandic), while the West-Nordic branch includes Icelandic, Norwegian, and Faroese.
The West-Nordic dialects derive from middle-age Norwegian thanks to the Viking-phenomenon. No, no, I’m not talking about the famous TV show. I’m talking about real Vikings who, in fact, never wore horned helmets. Vikings didn’t just sack villages, but they helped with the exportation of their own language. This “export” was of two kinds:

  • The colonization of uninhabited territories such as the Faroe Islands, Iceland, and Greenland.
  • They integrated with the pre-existing substrate. For instance the mixture with the already existing Celtic substrate in the British Islands.

So basically the language spoken by vikings reached Iceland and Faroe Island and remained more pure compared to modern Norwegian, Swedish and Danish. This is something you can notice when reading an Icelandic or Faroese text, since they still use two letters that derive from runes such as Þ/þ and Ð/ð.
(Exception made for Elfdalian, a language that deserves its own blog post on Fake Swedish Accent!)

What about Greenlandic?

Yes, vikings went to Greenland (and to North America as well according to some geographical descriptions in certain sagas). They exported their language there as well, namely Greenlandic Norse, even though only some runic inscription survived. Written texts in Greenlandic Norse don’t exist (anymore?) and right now the language spoken in Greenland is not the one coming from Old Norse but it belongs to the Eskimo-Aleut language group, which is not related to the history of Scandinavian languages at all.

What about Finnish?

If you didn’t see any Finnish here, it’s because it is not a Nordic language even though Finland is both culturally and geographically close to Scandinavia. Never say that Finnish is “Scandinavian” or “Nordic” in front of language nerds, they might cry or run away and hide in the dark for several months.

Finnish is quite an exception linguistically speaking as it belongs to Finno-Ugric languages (just like Hungarian and Estonian – but if you compare the same text in all these three languages you’ll notice how different they look). I must confess that I tried to learn Finnish several times, but unfortunately I had to give up. Finnish is not a joke and mastering the language is extremely hard. When I think about it, I kind of cry.

How many Norwegians?

Norwegian is a cool language, we all know that, but since Norway has been under the influence of Denmark for several centuries as well as Sweden’s (even though Denmark’s influence was definitely stronger), Norwegian is probably the North-Germanic language that has been discussed the most, especially when Norway was starting to become more and more independent from its neighbors’ occupation and influence.

There are two official forms of written Norwegian, namely bokmål (literally “the language of books”) and nynorsk (new Norwegian). The history of Norwegian as a language is quite long and interesting and I will write about it in another blog post, I promise.

If you find this short article inspiring, why don’t you start planning a trip to Scandinavia? You can find my blogposts about Sweden here, for example.

If you liked this blogpost, don’t forget to share it or save it.

Pin Scandinavian Languages - What you should know

30+ Libri per innamorarsi della Scandinavia

🇬🇧

Purtroppo, come ben sappiamo, non ci è concesso viaggiare al momento. Ci è stato raccomandato di stare a casa il più possibile e personalmente sono già due mesi che sto a casa a Roma. Fare la spesa è l’unico evento significativo al momento, ma cerco di rimanere positiva e impegnare la mente durante questa quarantena. Già il fatto di avere un posto dove stare e cose da fare, mi fa sentire fortunata.

Adesso ho più tempo a disposizione per leggere e ho pensato che fosse arrivato il momento di scrivere un articolo per scoprire (e innamorarsi) della letteratura e dello stile di vita della Scandinavia. Quindi ho deciso di stilare una lista divisa in categorie ben precise, così da avere qualche spunto sui libri da leggere in quarantena. Ho diviso il tutto in tre grandi categorie: letteratura contemporanea, classici della letteratura e libri sullo stile di vita in generale. Visto che sono una maniaca delle liste, ho diviso poi ciascuna categoria in base al paese e alla fine dell’articolo ho inserito una lista bonus su alcuni autori provenienti da Islanda, Finlandia e isole Faroe. Pronti per scegliere i libri per innamorarsi della Scandinavia? Buona lettura!

Letteratura contemporanea

Svezia
  • Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, Jonas Jonasson (2009). Diciamo che è un bel mattone, ma vi assicuro che scorre così bene da poterlo finire anche in meno di una settimana. Già dal titolo si può intuire che la storia è davvero inusuale, ma non ho mai riso così tanto leggendo un libro. La storia parla di Allan, un simpatico vecchietto che scappa dalla casa di riposo appena prima di celebrare il suo centenario. Ed è da quando salta giù dalla finestra che inizia un’altra delle avventure strampalate di Allan. La narrazione si sviluppa su più piani e non vi annoierete sicuramente, fidatevi.
  • L’Analfabeta che sapeva contare, Jonas Jonasson (2013). A questo punto penso abbiate capito due cose: la prima è che Jonas Jonasson è uno dei miei autori preferiti; la seconda è che i suoi titoli sono tanto strani quanto le storie che racconta. Se vi piacciono le storie folli di Jonasson, allora non potete perdervi il suo terzo libro L’assassino, il prete, il portiere (2015).
  • Un’altra vita, Per Olov Enquist (2008). Purtroppo il caro Per Olov Enquist è deceduto di recente e la notizia l’ho appresa proprio mentre stavo scrivendo questo articolo. Quindi mi è sembrato di dovere includere la sua autobiografia in questa lista. Nonostante Un’altra vita sia un’autobiografia, la narrazione è in terza persona (quasi a richiamare Il figlio della serva di Strindberg), come se volesse narrare un’altra vita e non la propria. Tutto inizia nel Nord della Svezia nel 1934 e attraverso la storia di Enquist, vediamo anche la storia dell’Europa del ventesimo secolo in una chiave molto intima.
  • Lasciami Entrare, John Ajvide Lindqvist (2004). Se vi piace il genere horror, allora Lasciami entrare (in svedese Låt den rätte komma in) è quello che fa per voi. La storia è ambientata nella Stoccolma degli anni ’80. Lindqvist è spesso definito lo Stephen King svedese e Lasciami entrare ha avuto un successo tale da essere adattato in due versioni cinematografiche, adattamenti teatrali e persino un fumetto. L’adattamento cinematografico migliore è decisamente quello svedese di Tomas Alfredson (2008). Chiaramente Hollywood non voleva non perdere l’occasione di fare un remake americano (Blood Story, 2010) rovinando sia la particolarità del romanzo che la bellezza del primo film. Nonostante il responso positivo della critica, purtroppo per me è raro apprezzare adattamenti da romanzi che si discostano troppo dal romanzo. Chiaramente questa è solo la mia opinione.
  • Strega d’Aprile, Majgull Axelsson (1997). Ho avuto l’onore di incontrare l’autrice nel 2018 a Roma, in occasione della presentazione del suo romanzo più recente Io non mi chiamo Miriam (edito Iperborea). Tuttavia preferisco consigliarvi il romanzo che le ha messo in tasca il prestigioso August Prize, Strega d’Aprile. Il romanzo mi ha lasciata piacevolmente sorpresa e nonostante il titolo, non si tratta assolutamente di una storia horror sulle streghe. La strega d’aprile è Desiree (giuro che non è uno spoiler), nata con paralisi cerebrale e costretta a letto da violenti episodi epilettici, motivo per cui non può parlare, camminare, né fare cose basilari. Però grazie al suo potere di strega d’aprile, può viaggiare con la mente per scoprire la verità sulla madre e capire come sarebbe stata la sua vita se non fosse stata abbandonata a causa della sua condizione.
Norvegia
  • Le Figlie di Egalia, Gerd Brantenberg (1977). Come sarebbe il mondo se i ruoli di genere fossero invertiti? Se le donne avessero pieni poteri? Se gli uomini fossero costretti a un ruolo inferiore e prendersi cura della casa e dei figli? È questo quello che leggerete nel romanzo femminista Le Figlie di Egalia di Gerd Brantenberg. Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la questione della lingua, secondo me. Il linguaggio riflette il mondo in cui viviamo e il mondo di Egalia è un mondo alla rovescia, per cui viene a galla un forte elemento sessista nella lingua. Purtroppo il romanzo è quasi impossibile da trovare in italiano, credo ne esista solo un’edizione. Se parlicchiate inglese, la ricerca dovrebbe essere più facile.
  • La ragazza del Lago, Karin Fossum (1996). Se volete avvicinarvi ai gialli norvegesi, perché non iniziare dalla cara Karin Fossum? Certo, ci sono scrittori anche più famosi (*coff coff* Jo Nesbø *coff coff*), ma lei è stata uno dei miei primi amori della letteratura poliziesca. Tra l’altro esiste anche un adattamento italiano del film, diretto da Andrea Molaioli (hey, è anche il regista della serie Suburra!), che ha ottenuto ben 10 David di Donatello.
  • La morte del padre, Karl Ove Knausgård (2009). Si tratta del primo romanzo di una lunga autobiografia. Knausgård si potrebbe definire come un autore controverso dal momento che gli episodi di cui narra sono stati spesso criticati. Ma lui se ne frega e descrive nei minimi dettagli (e vi giuro che non è un eufemismo) tutto ciò che succede nella sua vita, inclusi momenti imbarazzanti o intimi che una persona normale terrebbe per sé. Perché credo che possa piacervi? È impossibile sollevare lo sguardo da quelle pagine.
Danimarca
  • Testa di Cane, Morten Ramsland (2005). Come la book blogger Francesca ha scritto nel suo meraviglioso blog, Testa di cane si può definire come una “saga nordica non canonica”. La storia è quella della famiglia Eriksson e in un paio di giorni vi sarete fatti qualche risata con questa storia strana e a tratti tragicomica.
  • Il senso di Smilla per la neve, Peter Høeg (1992). Un altro esempio di noir scandinavo che amerete sicuramente. Smilla vive a Copenhagen ma è di origini groenlandesi, grazie alle sue origini è in grado di riconoscere diverse tipologie di neve. Non mi dilungo troppo altrimenti rischio di spoilerare qualcosa, ma vale davvero la pena soffermarsi a riflettere su questo romanzo.
  • L’uomo che voleva essere colpevole, Henrik Stangerup (1973). Cercherò di riassumere così: quello che Stangerup propone, è uno sviluppo moderno in chiave distopica del concetto di colpa kierkegaardiano, affiancato da una critica (a tratti evidente, a tratti più velata) dello stato sociale scandinavo di quegli anni. Tra l’altro è uno dei romanzi che ho inserito nella mia tesi magistrale, per cui questo dovrebbe spingervi a fidarvi dei miei consigli, eheh.

I grandi classici della letteratura scandinava

Norvegia
  • Hedda Gabler, Henrik Ibsen (1890). Probabilmente una delle opere teatrali più conosciuti del caro vecchio Ibsen (ed è anche una delle mie preferite in assoluto). La protagonista, Hedda Gabler, appare come una donna forte e indipendente. Questo suo carattere non rispecchia lo stereotipo della donna di fine ottocento (un tratto comune anche a Casa di bambola. Si trova facilmente online e si legge in poche ore.
  • Casa di Bambola, Henrik Ibsen (1879). Naturalmente non poteva mancare l’opera considerata una delle colonne portanti del teatro e della letteratura moderna. Ibsen attacca il concetto borghese di famiglia che vede le donne come meri oggetti di proprietà dei mariti. Questo fa di Ibsen un vero e proprio femminista? Personalmente andrei un attimo cauta con le etichette. Se un autore scrive del ruolo delle donne in società, non significa automaticamente che l’autore in questione sia femminista. Innegabile però il contributo di Ibsen in questo senso. Voi che ne pensate?
Danimarca
  • La Casa Bianca, Herman Bang (1898). La storia è ambientata sull’isola di Als, a sud della Danimarca, che ha dato i natali all’autore. Anche se non sembra da una prima lettura, si tratta di un’opera autobiografica. L’autore un anno imprecisato della propria infanzia ed in particolare la madre Stella. La prima volta che lessi La Casa Bianca nel lontano 2013, ho subito pensato a La Passeggiata di Monet, ma non so il motivo di questa associazione. Da un lato si può dire che Bang introduce il naturalismo letterario in Danimarca, a tratti decadente. Sia ne La Casa Bianca che ne La Casa Grigia (1901), Bang non descrive né commenta i personaggi, ma li dipinge come se fossero attori indipendenti sulla scena.
  • La Fiaba della mia Vita, Hans Christian Andersen (1855). Anche se conosciamo Andersen per le sue fiabe (La Sirenetta, il Brutto Anatroccolo, la Piccola Fiammiferaia…), credo che la sua autobiografia meriti altrettanta attenzione. Oltre a conoscere episodi di vita quotidiana di Hans, vediamo anche la vita dell’artista romantico che viaggia e crea. Già dal titolo dell’autobiografia (dan. mit livs eventyr, dove eventyr può significare sia avventura ma anche fiaba), capiamo che il caro Hans la percepisce come una delle sue fiabe, in questo caso Il Brutto Anatroccolo (ed è ovvio che le fiabe spesso sono autobiografiche): vediamo l’estrema povertà che Andersen vive durante l’infanzia e le difficoltà nell’affermarsi come artista (cantante fallito, attore fallito e infine scrittore spesso perculato, ma alla fine arriva il lieto fine, più o meno).
  • Sette Storie Gotiche, Karen Blixen (1934). Devo ammettere che ho sempre nutrito una certa antipatia per la Blixen, ma ciò non significa che non la si possa riconoscere come una delle donne più influenti della letteratura danese, anche se all’inizio pubblica le sue opere con uno pseudonimo maschile. Sette Storie Gotiche è una raccolta di… storie gotiche, oserei dire ispirate a Il Giro di Vite di Henry James. La storia gotica che vi consiglio di più? La cena ad Elsinore.
Svezia
  • Kallocaina, Karin Boye (1940). Probabilmente tra i miei preferiti in assoluto, Kallocaina mi ha fatta innamorare della letteratura distopica. Solo nei primi mesi del 2020, l’avrò già letto due volte e non è un caso che l’idea della mia tesi sia partita proprio da Kallocaina. Il protagonista è Leo Kall, un chimico, il quale inventa il siero della verità chiamato kallocaina. Per lo Stato totalitario questo siero diventa un fondamentale strumento di controllo, poiché una volta iniettato non esistono più barriere del conscio, quindi ciò che è inconscio viene subito a galla. Non vado oltre altrimenti rischio di spoilerare.
  • La Signorina Julie, August Strindberg (1889). Strindberg è uno degli autori più influenti di sempre, anche se si tratta di una personalità piuttosto controversa. Ignorando il disprezzo profondo per la sua persona, non posso far altro che consigliarvi La Signorina Julie, se volete andarci piano con Strindberg.

Lifestyle

Alcuni di questi autori non sono scandinavi ma spesso scrivono delle loro esperienze a contatto con la cultura del Nord Europa. Ci offrono una versione ironica, anche se a tratti troppo stereotipata e generalizzante, dello stile di vita scandinavo. Fatta questa premessa, ecco quali vi consiglio:

Svezia
  • Lagom: la ricetta svedese per vivere con meno ed essere felici, Lola A. Åkerström (2017). Dovrei scrivere un intero articolo sul concetto di lagom e cercare di spiegare cos’è, ma in parole poverissime, vi dico che potremmo riassumerlo come “la giusta quantità”. Åkerström ce lo spiega bene in Lagom e ci mostra come questo concetto sia applicabile in molti aspetti della nostra vita: dalle finanze alla vita sociale, dal design alla moda, fino ad arrivare al benessere psicologico.
Danimarca
  • Hygge: la via danese alla felicità, Meik Wiking (2017). Se la Åkerström crede che lagom sia la ricetta svedese per essere felici, Wiking ci spiega come l’hygge sia l’interpretazione danese per raggiungere la felicità. Quante parole strane, direte voi. Come lagom, anche il concetto di hygge risulta difficile da tradurre, ma cercherò di essere concisa. Hygge è una sensazione di benessere e tepore. Avete presente quando in inverno bevete una cioccolata calda davanti al camino? Oppure quando chiacchierate per ore e ore con un amico? Ecco, hygge è più o meno quello. Per capire bene di cosa si tratta, non vi resta che leggere questo libro.

Ero all’aeroporto di Oslo, stavo aspettando l’aereo per Tromsø e mi annoiavo parecchio. Vedo due libretti minuscoli che catturano la mia attenzione e li compro per passare il tempo. Si tratta di volumi che fanno parte di una collana chiamata guide xenofobe. Il loro scopo? Curare la xenofobia. Queste guide sono state edite in Italia quasi una trentina di anni fa (ommioddiomisentovecchia). In italiano è stata tradotta solo quella sugli svedesi, mentre quella sui norvegesi credo sia disponibile solo in inglese. Le ho lette molto velocemente e le definirei la sagra dello stereotipo. Certo, gli stereotipi fanno ridere e personalmente mi piacciono pure, ma l’importante è essere consapevoli che si tratta di esagerazioni e generalizzazioni piuttosto che vere e proprie verità. Quindi se volete leggere qualcosa di simpatico e leggero, acquistatele pure, ma sappiate che non rispecchiano al 100% la realtà dei fatti.

Bonus dalla Finlandia, Islanda e isole Faroe:

  • L’anno della lepre, Arto Paasilinna (1975) – Finlandia.
  • La Memoria dell’Acqua, Emmi Itäranta (2012) – Finlandia. Sì, lo so, un’altra distopia, ma è più forte di me.
  • Il Mugnaio Urlante, Arto Paasilinna (1981) – Finlandia.
  • Sotto il ghiacciaio, Halldór Laxness (1968) – Islanda.
  • La serie sul Detective Erlendur, di Arnaldur Indriðason (1997–) – Islanda.

E adesso veniamo al tasto più dolente. Purtroppo la letteratura faroese essendo poco conosciuta, è anche poco tradotta in sia in inglese che in italiano. Tende ad essere tradotta, al massimo, nelle lingue più vicine (islandese) oppure quelle considerate superiori a livello politico come il danese (ahia, spero che nessun faroese legga questo). Queste sono le uniche opere che ho trovato tradotte in inglese:

  • Afternoon, Carl Jóhan Jensen (1979).
  • Sólrún Michelsen:
    – 2011 “Some people run in shorts” (translation of the short story “Summi renna í stuttum brókum”), published in Vencil Anthology of Contemporary Faroese Literature.
    – 2017 “Some people run in shorts” in Anthology for contemporary Nordic Literature:THE DARK BLUE WINTER OVERCOAT.
    – 2017 “Some people run in shorts” in Boundless Literary Magazine on-line.

Tuttavia, la casa editrice Iperborea ha recentemente pubblicato una raccolta dedicata alle fiabe, appunto Fiabe Faroesi (traduzione di Luca Taglianetti).

Altri consigli:

  • Se siete fan accaniti del noir scandinavo, allora la serie di Camilla Läckberg ambientata a Fjällbacka (Svezia) farà al caso vostro. I personaggi principali sono Patrik Hedström ed Erica Falck. Camilla Läckberg probabilmente è una delle scrittrici più apprezzate e note al di fuori della Svezia.
  • Amatka, Karin Tidbeck (2012) – [Svezia]. Questo romanzo è di un genere strano, a metà tra fantascienza e distopia. Non è nemmeno una coincidenza che l’autrice stessa si definisca “creatrice di storie strane”. Amatka è il nome di una delle cinque colonie fondate dopo un disastro imprecisato (forse nucleare?). La protagonista, Vanja, si trasferisce proprio in una di queste colonie. La cosa strana è che gli oggetti spariscono se gli abitanti non pronunciano i nomi degli oggetti con una certa frequenza o se non li etichettano ogni tot. Rispetto alle distopie tradizionali, l’impronta politica è quasi completamente assente, ma viene data un’importanza maggiore al ruolo del linguaggio.
  • Consiglio tutto ciò che potete trovare dell’autore di gialli danese Jussi Adler-Olsen. Non esagero se lo considero lo Stephen King danese dopo aver letto La donna in gabbia. Vi lascerà davvero senza parole.

Spero che questo articolo sui libri che vi faranno innamorare della Scandinavia vi sia piaciuto. Fatemi sapere da quale vi piacerebbe iniziare e quale vi farà dire “ok devo andare in Scandinavia” prima o poi. Non dimenticate di condividerlo con i vostri amici! 🙂 Hejdå!

30+ Books that will make you fall in love with Scandinavia

🇮🇹

Unfortunately, as we all know, traveling is off-limits right now. Everyone is asked to stay at home as much as possible and I’ve been in my apartment for more than two months now. Grocery shopping is the only meaningful event in my life right now, so I’m trying to stay positive and do a lot of things during this quarantine because I’m still one of the lucky ones.

Now I have more time to read and I thought that this could be the right time to write about books that will make you fall in love with Scandinavia. So here comes a list of books to read while in quarantine. I divided the lists in three main categories: contemporary literature, classic literature, and lifestyle books. Each category is divided by country and at the end of this blogpost, you will also find a bonus list from Iceland, Faroe Islands, and Finland.

Contemporary Literature:

From Sweden
  • The Hundred-Year-Old Man Who Climbed Out the Window and Disappeared, Jonas Jonasson (2009). This comic novel is probably longer than my life but rest assure you will read it in one week or even less. The title is quite long and unusual and so is the story, but I’ve never laughed so much while reading a book. The story is about Allan, an old man who decides to run away from his retirement home right before celebrating his 100th birthday. That’s where another adventure starts for Allan, whose past adventures we read along his present ones. You won’t regret reading this book, trust me.
  • The Girl Who Saved The King of Sweden, Jonas Jonasson (2013). At this point, I guess you’ve realized two important things: the first is that Jonas Jonasson is one of my favourite authors and the second is that he’s into long titles and unusual comic stories. The title in Swedish is Analfabeten som kunde räkna, literally “The illiterate who was good at math”. However, the editor decided to change the title into “The Girl Who Saved the King of Sweden”. I think it is because titles starting with “The Girl Who” are generally more appealing to the public and it clearly recalls the titles of the books in Stieg Larsson’s famous Millennium saga. Since we’re talking about Jonasson’s works, at this point, you should read also Hitman Anders and the Meaning of It All (2015).
  • A Different Life, Per Olov Enquist (2008). The author unfortunately died in April 2020, so I thought it would be right to include his autobiography here. The story is told in third person as if Enquist is writing about a different life and not his own. Everything starts in 1934 in Northern Sweden and we can slowly see what happens not only in his life but we learn about European history in the twentieth century.
  • Let the Right One In, John Ajvide Lindqvist (2004). If you’re looking for a horror novel, then I got you covered with Let the Right One In (Swedish: Låt den rätte komma in). The story is set in Stockholm in 1980s and it is not a coincidence that Lindqvist is often considered as the Swedish Stephen King. The novel was a best seller and it was later adapted in two films, two stage adaptations, and even a comic book. I think that the best film adaptation is Tomas Alfredson’s Let the Right One In (2008), while the American adaptation Blood Story… well, I don’t recommend it since it isn’t even set in Sweden and honestly I don’t like movies that adapt books too much rather than being more faithful. But this is just my opinion, of course.
  • April Witch, Majgull Axelsson (1997). I was lucky enough to meet Majgull in 2018 in Rome, at the presentation of her novel Jag heter inte Miriam (I’m not sure if there is an English translation of this novel). Anyway, I want to recommend the novel that got her the August Prize, April Witch (Aprilhãxan). The novel was quite a surprise and it’s not the usual witch-horror story, instead it is far from being a fantasy novel. The April Witch (it’s not a spoiler, I swear) is Desiree, who was born with cerebral palsy and has violent epileptic seizures, therefore she cannot speak, nor walk, nor do anything else. Being an April Witch is what allows her to travel with her mind to find out the truth about her mother and how her life could have been if she wasn’t abandoned because of her condition.
From Norway
  • Egalia’s Daughters, Gerd Brantenberg (1977). How would the world look like if gender roles were inverted? If women had the power and men were the expected by society to take care of children? This is what you will find out by reading the feminist novel Egalia’s Daughters by Gerd Brantenberg. One of the most interesting aspects is language. Language mirrors the world we live in but if this world is reversed, then we find out that Egalian language is highly sexist. The book is rather hard to find, but it’s worth the effort.
  • Don’t Look Back, Karin Fossum (1996). If you want to read Norwegian crime fiction, I got you covered with Karin Fossum. There are a lot of Norwegian crime writers (*cough cough* Jo Nesbø *cough cough*) out there but I decided to recommend you my dear Karin because it was the first crime novel I’ve read from Scandinavia.
  • My Struggle, Karl Ove Knausgård (2009). It’s a series but I recommend reading book one of the series. He is quite a controversial author since in this autobiographical series he tells everything that happens to him, including embarrassing moments or life events that a “normal” person would usually keep more hidden. Why I think you will like it? He describes every single detail and will make you feel what he’s feeling. You will have a hard time trying to lift your eyes from those pages.
Egalia's Daughters, Don't look back, My struggle
From Denmark
  • Doghead, Morten Ramsland (2005). As my friend Francesca wrote on her wonderful blog, Doghead can be considered as an atypical Nordic saga about the Erikssons. It will take you a couple of days to read this fun and weird story. It is hard, at times, to understand who is living what, but you won’t be disappointed by Doghead.
  • Miss Smilla’s Feeling for Snow, Peter Høeg (1992). Another example of Scandinavian Noir, I bet you will love Miss Smilla’s Feeling for Snow as much as I do. Miss Smilla grew up in Greenland and she knows how to recognize all types of snow. The novel won the Edgar Award in 1994 and the Silver Dagger Award in 1994.
  • The Man Who Wanted to be Guilty, Henrik Stangerup (1973). I will try to summarize what I think about this wonderful novel: you will read the modern dystopian development of Kierkegaard’s concept of guilt, while Stangerup subtly criticizes the Scandinavian welfare state. I also chose to include this novel in my MA dissertation, so here you will have to trust me hands down.

Great authors, great stories:

Here you will find classic authors that shaped the national literature of their countries.

From Norway:
  • Hedda Gabler, Henrik Ibsen (1890). This play is one of the most known written by Mr. Ibsen and it is my favourite. The main character, Hedda Gabler, is a strong independent woman who definitely doesn’t fit the stereotyped role of women at the end of the 19th century. You can find it anywhere online and you can read it in a few hours.
  • A Doll’s House, Henrik Ibsen (1879). I know I already recommended Ibsen, but I couldn’t let you go without mentioning one of the plays that founded the modern dramatic production. Here we see how Ibsen attacks the bourgeois concept of family that considers women as objects in the hands of their husbands. Is Ibsen feminist? I would be wary with labels in his case. My personal opinion? If an author writes about women, their role in society, depicting them as strong characters who want to be independent from their husbands, it doesn’t necessarily make the author a feminist. At least not automatically. I would love to hear what you think about this.
Henrik Ibsen
From Denmark:
  • The White House, Herman Bang (1898). The story is set in Als, an island in the Baltic Sea where Bang was born, and it’s autobiographical. The author recalls his childhood and in particular his mother Stella. I don’t know if it’s just me, but when I read this novel for the first time, I couldn’t help but thinking of The Stroll by Claude Monet. Well, we could definitely say that Herman Bang imported French naturalism in Denmark. In his The White House, as well as in the sequel The Gray House (1901), Bang doesn’t describe nor comment his characters but he portrays them as they were independent actors on a stage.
  • The True Story of My Life, Hans Christian Andersen (1855). Although Andersen is mostly known for his fairytales, I believe that his autobiography is one of the most interesting books ever. We learn a lot about his life experiences and his career as a man of culture, but also we can see how life was for artists in the Romantic Age. Here we can see the same plot of his fairytale The Ugly Ducking: he was born in an extremely poor family and he had to struggle a lot before he could be recognized even just as a decent artist.
  • Seven Gothic Tales, Karen Blixen (1934). Personally, I’ve never liked Frau Blixen too much. I don’t know why, maybe I’m just biased. But I can’t ignore one of the most influential women of Danish literature, although she used a male pseudonym at first. As the title makes us understand, Seven Gothic Tales is a collection of… gothic tales. I must admit that I have a favourite tale, the Supper at Elsinore.
From Sweden:
  • Kallocain, Karin Boye (1940). I won’t recommend any other novel as this one. This is the novel that made me fall in love with dystopian literature. I’ve already read it twice since 2020 started. It was one of novels I analyzed for my MA dissertation. The story is about a chemist, Leo Kall, who invents a serum called kallocain. When the police injects people this serum, they start telling the truth about anything. I might spoil the novel for you if I keep writing. So, if you’re into dystopian fiction, you can’t miss Boye’s Kallocain.
  • Miss Julie, August Strindberg (1889). Strindberg is probably one of the most influential writers ever, but he definitely was a controversial personality. However, I will try to ignore my slight disdain for him. I can’t help it, sorry, but I must recommend on one of the most beautiful plays in Swedish literature.

Lifestyle books

Some of those were written by non-Scandinavian authors but I believe that these books will help you understand better the Scandinavian lifestyle, even though some of these books might be too stereotypical and generalizing. Nevertheless, I think you will enjoy them.

Sweden:
  • Lagom, Lola A. Åkerström (2017). I would need to write a blogpost just to explain the meaning of lagom. Let’s say that it means “just the right amount”. Åkerström explains how the concept of lagom can be applied in every aspect of our lives: from personal finances to our social life, from design to fashion or even mental health.
Denmark:
  • The Little Book of Hygge: the Danish Way to Live Well, Meik Wiking (2017). If Åkerström believes that lagom is the “Swedish secret of Living Well”, Wiking explains how hygge can help us reach happiness. Hygge is an untranslatable word just like lagom, but again, I will try to simplify its meaning. Hygge can be the feeling of coziness and intimacy, you can feel it while alone or with friends. It is such a complex concept that all you have to do is buy this book and read it.

While I was waiting at Oslo Gardemoen airport, I decided to buy two unusual guides to kill the time. I found the Xenofobe’s guide to the Norwegians and Xenofobe’s Guide to the Swedes. They are aimed to “cure xenophobia“. Interesting, but also highly questionable because these guides are full of stereotypes. I mean, I like stereotypes as long as there is awareness that it is just an exaggeration rather than an interpretation of the truth. So yes, if you need something light to get to know Norwegians, Danes, or Swedes, bear in mind that if you read these short guides, you must be aware that they were written with humorous intent.

Bonus books from Finland, Iceland and Faroe Islands:

  • The Year of the Hare, Arto Paasilinna (1975) – Finland.
  • Memory of Water, Emmi Itäranta (2012) – Finland. Yes, another dystopian novel but it is amazing.
  • The Howling Miller, Arto Paasilinna (1981) – Finland.
  • Under the Glacier , Halldór Laxness (1968) – Iceland.
  • Detective Erlendur series, by Arnaldur Indriðason (1997–) – Iceland. He’s probably one of the most known crime writers outside Iceland.

Unfortunately, Faroese literature is less known and less translated into English or Italian. It is easier to read Faroese literature if you speak Danish since these novels are mostly translated into Danish. However, I recommend you checking this page to see if you can find more suggestions. Here are mine:

  • Afternoon, Carl Jóhan Jensen (1979).
  • Sólrún Michelsen:
    – 2011 “Some people run in shorts” (translation of the short story “Summi renna í stuttum brókum”), published in Vencil Anthology of Contemporary Faroese Literature.
    – 2017 “Some people run in shorts” in Anthology for contemporary Nordic Literature:THE DARK BLUE WINTER OVERCOAT.
    – 2017 “Some people run in shorts” in Boundless Literary Magazine on-line.

Bonus suggestions:

  • If you’re into Scandinavian Noir, then you should read Camilla Läckberg’s series set in Fjällbacka. The main characters are Patrik Hedström and Erica Falck. Camilla Läckberg is probably one of the most known crime writers outside Scandinavia. You will see the bloody side of Sweden.
  • Amatka, Karin Tidbeck (2012) – [Swedish] . The novel belongs to a weird genre between science fiction and dystopian fiction. I guess it’s not a coincidence if the author herself says that she’s “creator of weird fiction”. Amatka is the name of one of the five colonies that were founded after a (nuclear?) disaster and where our main character Vanja moves to. In this world portrayed by Karin Tidbeck, objects disappear if people don’t label them often. It’s way less political than usual dystopian novels and focuses on the importance of words and language.
  • Anything you can possibly find by the Danish crime author Jussi Adler-Olsen. I read Kvinden i buret a few years ago and I loved it so much that I’d dare to compare him to Stephen King. I’m not sure if there are English translations of his works, but if you understand Danish, Italian or any other language Kvinden i buret  was translated into… then don’t hesitate.

I hope that this blogpost inspired you to read one of these books and I hope that these books will make you visit Scandinavia one day. If you liked it, feel free to save it or share it with your friends! Hejdå 🙂

La cultura del caffè: Italia vs. Svezia

🇬🇧

Dopo aver passato quasi un anno in Svezia, ho deciso di scrivere questo articolo sulla cultura del caffè, paragonando i due paesi da questo punto di vista.

Da aspirante traduttrice, spesso mi faccio domande su come tradurre alcuni concetti. Ed è qui che entra in gioco la bevanda più amata dagli italiani. Sembrerà quasi banale, ma il caffè ci dice molto sulle abitudini di un popolo e anche sul concetto stesso di tempo.

la cultura del caffè in Svezia

Dove beviamo il caffè?

La cultura del caffè in Italia è molto forte, non a caso i bar aprono prestissimo al mattino. È più raro, almeno oggi, il concetto di caffetteria. Per bar intendiamo un concetto completamente diverso rispetto allo svedese bar o barlokal. In Svezia, un barlokal indica ciò che noi intendiamo per pub o comunque un locale dove ci si reca di sera per bere alcolici. In Svezia per bere il caffè ci si reca nei cosiddetti kafé, che somigliano concettualmente più agli Starbucks, per intenderci.

Data questa premessa, possiamo osservare due comportamenti diversi tra gli amanti del caffè in Italia e in Svezia. L’italiano va al bar, paga alla cassa, ordina al bancone, beve un bicchiere d’acqua prima di bere l’espresso (questa pratica sembra essere più diffusa nelle regioni del Centro-Sud). Il tutto accade in piedi, nel giro di massimo 5 minuti. Quindi se chiedi a un italiano “ti va un caffè?”, questo è lo scenario tipico che ci si aspetta normalmente.

Se invece la stessa domanda viene rivolta a uno svedese, la situazione è leggermente diversa. Prima di tutto ci si dà appuntamento per X giorno a tot ora. Poi si va, spesso e volentieri, da Espresso House (l’equivalente scandinavo di Starbucks, anche se quest’ultimo è una catena indipendente in Scandinavia). Appena si entra, si ordina un caffè al bancone, ti viene preparato un caffè lungo (quello che noi italiani comunemente chiamiamo caffè americano o, come dice mio padre, acqua sporca ndr). Si paga, ci si siede al tavolo e si chiacchiera per una mezz’oretta o più, anche dopo aver finito il beverone, ehm, il caffè. Gli svedesi di solito ordinano anche qualcosa da mangiare per accompagnare il caffè, generalmente un dolce come i kanelbullar o i kardemummabullar (delle girelle alla cannella o al cardamomo).

la cultura del caffè in Italia

Qualcuno ha detto FIKA?

Avete letto bene ma non è quel che credete. Gli svedesi non prendono il caffè, gli svedesi fanno una fika. La parola fika non è altro che l’inversione delle sillabe di un termine in slang, ossia kaffi (caffè nel XIX secolo). Non è raro per gli svedesi fare una fikapaus (pausa fika) alle 10:00 o alle 15:00 e ne sono talmente ossessionati da aver meritato il sesto posto nella classifica di chi consuma più caffè, appena dopo Finlandia, Norvegia, Islanda, Danimarca e Paesi Bassi.

Secondo voi la cultura del caffè ci dice molto sullo stile di vita delle varie popolazioni?

Se vi è piaciuto l’articolo condividetelo o salvatelo 🙂

Diario di viaggio: come organizzarlo.

🇬🇧

Da brava persona disordinata quale sono, ho sentito il bisogno impellente di organizzare meglio i miei viaggi. Da anni ho un bullet journal (bujo), quindi ho deciso di applicare gli stessi principi del bujo su una sorta di diario di viaggio. Ed è esattamente questo nuovo modo di fondere creatività e organizzazione che mi dà una soddisfazione inimmaginabile.

copenhagen travel bullet journal bujo

Cos’è bullet journal?

Un bullet journal, spesso abbreviato in #bujo, è un’agenda o un modo di pianificare eventi, cose da fare, da studiare etc. in modo del tutto personalizzabile. Alcune persone quindi lo usano per organizzarsi la giornata, lo studio o la vita lavorativa. Altre lo utilizzano per tenere traccia delle proprie abitudini o anche come un diario scolastico. O chi lo usa per tutte queste cose insieme. Io lo utilizzo per tutte queste cose e anche come diario di viaggio.

La cosa bella è che siete voi a crearlo e personalizzarlo in base ai vostri gusti e alle vostre esigenze.

C’è chi ama il bujo minimalista, chi lo riempie di colori e foto, chi lo decora con washi tape e sticker carinissimi e colori pastello. C’è chi fa un insieme di tutto ciò e quelli a cui invece non importa il lato creativo del bujo.

Non ci sono regole. Il bujo è un oggetto per scaricare lo stress in modo creativo, non serve a stressarsi altrimenti non serve a niente, no?

E quindi cosa c’entra il bujo con i viaggi?

Non importa se si viaggia ogni mese o ogni due anni. Il bujo come diario di viaggio lo si può creare anche in base ai viaggi passati oppure per programmare quelli futuri. L’importante è divertirsi nel creare il diario.

Di cosa ho bisogno concretamente per il mio diario di viaggio?

Concretamente? Un quaderno vuoto e una penna. Il quaderno può essere a quadri, righe, vuoto, colorato, come volete voi. Poi se deve essere di viaggio vero e proprio, forse vi serve un biglietto per andare da qualche parte e scrivere della vostra esperienza. Ma potete scrivere anche della vostra città, non serve necessariamente andare dall’altra parte del mondo.

Se volete rendere le cose più artistiche, allora tirate fuori pastelli, evidenziatori, penne colorate. Preparatevi per un attacco d’arte (s)degno di Giovanni Muciaccia.

notebook pens for travel bullet journal

Personalmente devo ammettere che considero questa attività come una vera e propria forma d’arte, quindi per me vale il motto go big or go home. Ogni pagina del mio diario deve essere perfettamente organizzata e decorata con calligrafie, sticker e via dicendo. Spesso ritaglio foto da riviste inutilizzate e le incollo sulle pagine.

Idee su come organizzare il diario:

Pagina uno: di solito creo un insieme di immagini del posto che visiterò/ho visitato e scrivo il nome del posto in calligrafia. Cerco di trovare foto da riviste o guide e attaccarle con la colla su questa prima pagina. A volte pasticcio un po’ le cose ma la regola è: anche se siete maniaci dell’ordine, non bisogna stressarsi troppo.

Se non trovo foto su riviste/guide, allora mi diverto a disegnare alla meno peggio uno dei luoghi caratteristici del posto che visiterò.

Pagina due:

Qui scrivo tutte le informazioni importanti sui biglietti aerei/bus/treno, così sono sicura di non dimenticare niente. Dopo il viaggio torno spesso su questa pagina e incollo i biglietti utilizzati.

ticket travel bullet journal bujo
Pagine tre-quattro:

Queste sono le pagine dedicate al calendario/itinerario. Scrivo i vari giorni di viaggio (giorno 1, 2, 3 etc) e aggiungo per ogni giorno le varie cose da visitare, dove mangiare/dormire, cosa fare e via dicendo. Come vedete dalla foto qui sotto, ogni tanto incollo anche le polaroid.

Pagina cinque:

Di solito scrivo una lista delle cose da mettere in valigia, così sono sicura al 100% di non dimenticare niente a casa e soprattutto di non dimenticare niente in giro quando arriva il triste momento di rifare i bagagli per tornare a casa.

Pagina sei:

Qui raccolgo nomi e indirizzi dei ristoranti o bar da provare durante il viaggio. Tra l’altro ho comprato alla modica cifra di 0,80 € degli sticker carinissimi con caffé, torte e muffin che attacco in questa pagina per farmi venire fame. Nella pagina accanto mi piace poi incollare i biglietti da visita di questi ristoranti (sempre se mi ricordo di prenderli dopo mangiato).

Pagina sette:

Questa è la pagina dei ricordi. È proprio su questa pagina che incollo le foto scattate durante il viaggio. Se non ho modo di stampare le foto che ho fatto, ritaglio le foto dalle guide del posto et voilà, il gioco è fatto.

Se vi incuriosisce per esempio l’itinerario che ho seguito per la Norvegia, cliccate su questo link.

Cosa pensate di questo metodo?
Se vi è piaciuto questo articolo, condividetelo pure 🙂

Travel Bullet Journal: how to organize your travel life.

 🇮🇹

I believe that having a travel bullet journal is not only a way to organize your next trip but also a fun and creative way to look back at the wonderful memories you collected while traveling.

Take a person who is a complete and utter mess but who needs to learn how to be organised. Then add some resfeber (Swedish for travel fever), hysterical cry, happiness and satisfaction in symmetry, order and tidiness. That person must be crazy, that’s why I – the aforementioned crazy person – want to talk about how bullet journaling completely changed my approach to travels and life generally speaking.

copenhagen travel bullet journal bujo

What is a bullet journal?

A bullet journal (sometimes referred to as a bujo) is basically a diary or an organizer that is fully customizable. Some people tend to use it as a way to schedule their days, to organize their errands or working shifts. Some students use it as a school diary.

What is fun about that is that you can create it from scratch and customize it as you prefer and according to your personal tastes.

There are people who like to have a minimal bujo, others who have a pastel-colored bujo, others are full of washi tapes and cute stickers, others are brighter and messier. Other people have a mix of everything and are fine with that. There are no rules when it comes to bullet journals. It’s a no-stress zone, right?

What does it have to do with traveling?

It doesn’t matter if you’re someone who travels once every two years or once every other month. You can create a travel bullet journal that is artistic, fun, and that will remind you of all those wonderful places that you have visited.

What do I need to make a travel bullet journal?

All you need to start your own travel bullet journal is a notebook and a pen. And a ticket to somewhere, even if it’s the town next door. Or you can even write about your hometown, it doesn’t necessarily have to be a place half-way across the globe.

Do you want to make things even more fun? Bear with me and take a look at my stationery collection.

notebook pens for travel bullet journal

First of all, I must confess that I consider journaling as a form of art. Every single page of my bullet journal must be neatly organized and there must be some calligraphy or doodling of some sort. I use cute stickers and washi tapes, sometimes I print pictures and glue them every two or three pages.

Pages you need for the perfect travel bujo

Page one: a collection of pictures of the place you visited, the country name or city.
I usually cut pictures from travel magazines or guides and glue them on the first page. Then I try to write the name of the place I’ll be visiting in a nice font. I must confess that sometimes I mess up. Sometimes I care, sometimes I don’t.

When I don’t have any pictures available to customize the first page, I do something that I find extremely calming: I draw one of the landmarks in kind of a rushed way.

Page Two:

Info about plane/bus/train tickets. So that I don’t forget anything. After coming back home, I like to glue the tickets I used.

ticket travel bullet journal bujo
Page Three-Four:

I customize it as a calendar. So for instance I write day 1, 2, 3 etc. and then I add what I want to explore that day.

Page Five:

I usually write down my packing list, so that I’m 100% sure not to forget anything at home (and also when I have to pack before I come home).

Page Six:

I write down the restaurants or café where I want to eat during my trip. I bought the cutes stickers with coffee, cakes, and muffins that I usually stick to this page. I also glue restaurants’ business cards (if I remember to take one…).

Page Seven:

That’s my “memories” page. It’s the page where I usually glue some of the pictures I took while traveling.

If you’re curious to have a look at my itinerary in Norway, make sure to check this out.

I hope you enjoyed this blogpost, if you did, share it! 🙂

If you need more inspiration to create your travel bullet journal, make sure to check this out too.

Visiting the Northernmost fishing village in the world – Skarsvåg

🇮🇹

Skarsvåg is the northernmost fishing village in the world. If you’re on your way to North Cape, you cannot skip this wonderful gem located in the wilderness of Finnmark. Can you believe how cool it is?

Tourist Center in Skarsvåg
Tourist Center in Skarsvåg

As soon as I arrived there, I could easily sense how unique this place is. I went to a pub/restaurant/museum/tourist info point. Yes, basically you had everything in this place. When I entered, the owner welcomed me with a huge smile on his face and asked me if I wanted to try the northernmost beer in Europe (if we don’t consider the Svalbard archipelago).

And there I sat, drinking cold beer, watching royal crabs swimming in a pool in front of the restaurant, and asking questions about this village. The answers blew my mind.

If I thought that living in my village was depressing, that’s because I thought that 3000 people were too few. Well, do you want to know how many inhabitants Skarsvåg currently counts in the winter?
37. Thirty-seven. 3 7. Trettisyv.
That’s basically the number of my closest relatives on my mother’s side. But what else do you expect by the northernmost fishing village in the world?

During the summer the number of inhabitants skyrockets to 200-300. Crazy, huh? But what I found even crazier is that on the whole island of Magerøya there are 2700 inhabitants.

One thing that I found fascinating about Skarsvåg (and Finnmark in general) is that you can easily see reindeers walking around. It gets dangerous if you’re not careful, but those cute animals were the real protagonists of this whole experience. You might say that it’s obvious since there are more reindeers than people, but that’s a topic for another kind of blogpost.

Hiking, hiking, hiking

At this point, you might wonder what are the best things to do here? Excluding North Cape, you have two hiking trails that unfortunately I didn’t have enough time to do. Especially after beer. But here they are:

  1. – There is one hike of approximately 40 minutes starting from the church of Skarsvåg, going North-West that will allow you to enjoy a rock formation called Kirkeporten. It is extremely evocative when the sun is exactly in the middle of this rock formation. You can have a look here.
  2. – The second hike takes approximately 1 hour and you have to walk northwards, reaching a lighthouse.
Where to eat

If you’re not camping and eating on a budget, then there are two places that I recommend. Not because I know all the places and I chose the best, but because I’m pretty sure that these two are the only ones in Skarsvåg.

  1. Nordkapp Jul og Vinterhus. Despite its name (literally North Cape Christmas and Winter house), this cute place is open during the summer as well. You can have a hot tea or coffee, eat a delicious piece of cake, while admiring all the cute tiny handcrafted pieces of art made by locals. Here you can find the official website.
  2. The North-Cape Experience. It is the tourist center I mentioned at the beginning of this article and it has typical food from the village. This is the official website.

I think it would be interesting to see this village in winter. The problem is that the weather gets so harsh that connections are often interrupted and the village is completely isolated even for weeks.
But would you ever live in such a fascinating place even for a few weeks? I think I would do it.